venerdì 4 gennaio 2013

Un uomo (Oriana Fallaci)

"La sera in cui avevi rinunciato a tentare di nuovo la fuga era successo ben questo. Era successo cioè quel che non avresti mai creduto possibile: gli spazi aperti e il verde e l'azzurro e la gente non ti mancavano più

E tuttavia esisteva qualcosa che l'abitudine al buio, alla mancanza di spazio, alla monotonia non avevano spento: la tua capacità di sognare, di fantasticare, e di tradurre in versi il dolore, la rabbia, i pensieri. Più il tuo corpo si adeguava, si atrofizzava nella pigrizia, più la tua mente resisteva e la tua immaginazione si scatenava per partorire poesie. Avevi sempre scritto poesie, fin da ragazzo, ma fu in quel periodo che la tua vena creativa esplose: incontenibile. Decine e decine di poesie. Quasi ogni giorno una poesia, magari breve. Le scrivevi anche se Zakarakis ti sequestrava la carta e la penna, perché allora afferravi una lametta che tenevi da parte per questo, ti incidevi il polso sinistro, inzuppavi nella ferita un fiammifero o uno stecchino, e scrivevi col sangue su ciò che capitava: l'involucro di una garza, un pezzetto di stoffa, una scatola vuota di sigarette. 

Poi aspettavi che Zakarakis ti restituisse la carta, la penna, copiavi con calligrafia minutissima, attento a non sprecare un millimetro di spazio, piegavi il foglio ricavandone strisce sottili, e lo mandavi nel mondo a raccontare la fiaba di un uomo che neanche nell'abitudine cede

Gli stratagemmi erano vari: buttare i nastrini di carta nella spazzatura perché una guardia amica li raccogliesse, infilarli nelle cuciture dei pantaloni che mandavi a casa per lavare, farli scivolare addosso a tua madre quando veniva a trovarti. 

Prima però imparavi i versi a memoria, onde prevenirne lo smarrimento o la distruzione, e che battibecchi quando Zakarakis pretendeva di leggerli per censurarli o approvarli. 

"Dove li hai messi? Dammeli! Non lo sai che in carcere il direttore deve censurare qualsiasi scritto?" 
" Lo so ma non posso darteli, Zakarakis. Li ho chiusi nel mio magazzino
"Quale magazzino?! Voglio vedere il magazzino!" 
"Eccolo qui, Zakarakis" 
E indicavi la testa.
"Non ci credo, fottuto bugiardo, non ci credo!" 

Avrebbe dovuto, al contrario, perché in quel magazzino avremmo trovato, anni dopo, tutte le poesie perdute o distrutte."

(Oriana Fallaci, per Alekos Panagulis)

5 commenti:

Rory ha detto...

Ho finito proprio ieri sera di leggere il mio ultimo libro ed ero indecisa su cosa scegliere. Scelgo questo. :-)
Metto subito la copertina sul blog.
Buon anno, Marta.
R.

Marta Traverso ha detto...

Ciao Rory, buon anno a te :)

...e buona lettura, poi fammi sapere cosa ne pensi!
Marta

Rory ha detto...

L'ho finito di leggere ieri sera. Avevi ragione: è un libro meraviglioso. :-)

Marta Traverso ha detto...

Ne sono felice! :)

Se ti piace lo stile della Fallaci ho letto di recente anche "Un cappello pieno di ciliege", l'ho trovato meraviglioso.

Rory ha detto...

Si, lei mi piace molto. Ho letto 3 volte Lettera a un bambino mai nato e anche Insciallah mi era piaciuto. Quello che dici credo di averlo. Dopo controllo, grazie. :-)