domenica 15 gennaio 2012

Raccontino della domenica: La città capovolta

La protesta fu quantomeno singolare. Se scioperi e picchetti non servivano più a scuotere le alte sfere aziendali e a indignare la cittadinanza, gli autisti convocarono in assemblea il figlio di uno di loro, laureato in ingegneria delle telecomunicazioni e reduce dal terzo stage consecutivo non culminato in un'assunzione.

"Se ci aiuti faranno di te un eroe, diventerai il Che Guevara degli autobus".

Li aiutò. Impiegò tre settimane a fare quello che gli avevano chiesto e al tempo stesso a far credere che la vita scorresse normale. In quelle settimane perse sonno e aumentò di peso, ma imparò da solo tutto quello per cui cinque anni di università non erano bastati.

Tre settimane e un giorno dopo, la città si ritrovò capovolta. Lucio, questo il suo nome, aveva hackerato il sistema di navigazione satellitare che regolava per ogni linea il calcolo automatico di fermate e destinazioni. Lo aveva ribaltato. Capovolto.

L'idea era tanto banale quanto perfida: se la sorte professionale degli autisti - apprendistato, contratto a tempo indeterminato, anzianità, pensionamento - era stata capovolta, allora tutto il loro quotidiano doveva subire il medesimo trattamento.

Le fermate furono ricalcolate al contrario, il capolinea di partenza divenne quello di arrivo e viceversa. I primi pendolari delle 5.30 quel lunedì si diressero alla stazione salendo su un mezzo diretto a Quezzi, Prato, Camaldoli. Erano così presi dalla loro quotidianità da non badarci, come non notarono che la voce femminile annunciava come prossima fermata Corridoni 2 quando il 43 era in prossimità di Buenos Aires 1.

Se ne accorsero quando, la sera, tornare a casa aveva assunto un altro sapore. Sapore di riscatto sociale. Voltri era diventato Nervi e Nervi era diventata Voltri. Le salite di Oregina erano via XX Settembre e il Belvedere si chiamava piazza Corvetto. Il Porto Antico si era tramutato nella Valpolcevera e Pontedecimo aveva il suo mare.

La città era capovolta. Il blocco agli stipendi, la cassa integrazione e i licenziamenti di massa rimanevano. Ma almeno con un sorriso in più.

2 commenti:

dearmissfletcher ha detto...

Da genovese e utente degli autobus Amt, da amante appassionata della nostra Zena, ho davvero apprezzato questo tuo raccontino della domenica, scoperto grazie alla cara Mitì! Buona giornata e a presto!

Marta Traverso ha detto...

Grazie di cuore, apprezzo ancora di più queste parole se arrivano da una concittadina! :)

Buona giornata a te!