lunedì 17 dicembre 2012

Cosa ho imparato leggendo Harry Potter (tutti e 7)

Mi piace il cinema. Soprattutto quello inglese. Ho sempre pensato che gli attori inglesi, da Charlie Chaplin in avanti, abbiano una marcia in più (della mia adorazione per Chaplin ve ne parlerò un'altra volta).

Quando Joanne Rowling cedette i diritti per la versione cinematografica di Harry Potter, pose una sola clausola: che i ruoli principali fossero affidati ad attori inglesi. Così che, gli otto film ricavati dai sette romanzi - otto perché l'ultimo, I doni della morte, è stato diviso in due parti - altro non sono che una carrellata di alcuni tra i più grandi attori inglesi viventi. Alan Rickman, Emma Thompson, Ralph Fiennes, Gary Oldman, Helena Bonham-Carter, Maggie Smith, Imelda Staunton, Jim Broadbent e via discorrendo.

Ho visto tutti e otto i film capendo ben poco: ciascun romanzo è una miscellanea ricchissima di personaggi, ambientazioni e vicende, molto difficili da comprimere in due o tre ore di pellicola. Ragione per cui i lettori forti di una qualunque opera fantasy difficilmente apprezzano i film che ne vengono tratti. C'è poco da discutere a riguardo: per conoscere davvero la trama di un qualunque fantasy bisogna leggerlo. Solo che a me il fantasy non piace. Mi piace però il cinema inglese.

Per questa ragione, nelle ultime due settimane, ho spento il cervello da ogni forma di lettura extra-lavorativa e ho letto in sequenza i sette romanzi di Harry Potter.

Cosa ho imparato, dicevo. Anzitutto che il fantasy continua a non entusiasmarmi troppo. Mi ha tuttavia colpito la quantità immensa di personaggi, ambientazioni e vicende di cui accennavo poco fa. Mi ha colpito il parallelismo con i film, dove La pietra filosofale ha tutta l'aria di un'opera per bambini così come comunemente la conosciamo, mentre da La camera dei segreti in poi si rientra nella tradizione della fiaba, in cui le sorellastre di Cenerentola vengono accecate dai corvi, Cappuccetto Rosso muore e la strega di Biancaneve è costretta a indossare scarpe arroventate.

Ho trovato l'opera interessante per due ragioni: la sua complessità da un lato, la community dei fan dall'altro.

Lato numero uno. Penso che il fantasy sia il genere letterario che più di tutti aiuta a capire quanto lavoro faccia un autore a monte delle proprie opere. "Più di tutti" perché il fantasy prevede un alto livello di invenzione, rispetto alla verosimiglianza di altri generi letterari, e questo lavoro dell'autore è esplicitato da personaggi, ambienti e storie che (se vogliono essere originali) difficilmente imitano in maniera organica un repertorio già consolidato.
Se è vero, come si vocifera, che Joanne Rowling raccontasse Harry Potter alla figlia maggiore per farla addormentare, deve aver avuto molto tempo libero per mettere insieme nomi di pozioni, mostri, incantesimi e squadre di Quidditch. Non sempre inventandoli da zero: la professoressa di Divinazione si chiama Sibilla Cooman, gli attestati G.U.F.O. e M.A.G.O. ricordano molto da vicino gli acronimi delle Giovani Marmotte, mentre l'ospedale di San Mungo è ispirato all'omonimo santo, vissuto nel VI secolo d.C. in Scozia. E così via.
In questo senso è soprattutto ammirevole il lavoro dei traduttori, che hanno dovuto reinventare in italiano nomi di personaggi, pozioni, luoghi e incantesimi.
 
A questo proposito, ecco il lato numero due. Ho scelto di leggere non i sette testi editi da Salani, ma le versioni tradotte dall'inglese dagli utenti dei forum di fanfictioners prima che i romanzi uscissero in Italia. Un'esperienza interessante che non avevo mai sperimentato: non sono entrata in contatto con la complessità linguistica del romanzo originario - ricco di slang e neologismi - ma ho potuto valorizzare l'opera di ragazzi anche molto giovani, che (pur girando intorno alla legalità) hanno creato community molto vive intorno a queste opere letterarie.

Che altro? Molti storceranno il naso, all'idea di dedicare alcuni giorni alla lettura in sequenza dei sette romanzi qui elencati. Di fatto ritengo che il lavoro di chi scrive, chi traduce e chi pubblica vada sempre e comunque rispettato. Quindi, non penso esista un'opera letteraria artistica che non sia degna di almeno un minimo della mia attenzione. Che poi questa opera trovi anche riscontro nei miei gusti è tutta un'altra storia.

Fermo restando che Harry Potter non mi è per nulla dispiaciuto (per la cronaca, il libro che ho preferito è l'omologo del film che ho trovato più ben fatto, ossia Il prigioniero di Azkaban).
E che, se proprio l'idea di leggerlo non vi attira, vale la pena di vedere i film per la ragione esposta all'inizio.

[p.s. la foto viene da qui]

4 commenti:

LaLeggivendola ha detto...

Ah, ma come si fa a non adorare Harry Potter? *w* Mi spiace che tu non l'abbia letto in età più propizia, per me che l'ho seguito fin dalle medie HP è stata un'esperienza meravigliosa. I libri e l'attesa dei libri.
Non so però se sono d'accordo su quello che dici sul fantasy... o meglio, sono d'accordo sulla creatività, però ho delle riserve sulla difficoltà. Dopotutto chi scrive fantasy può spaziare, creare problemi e relative soluzioni che in un romanzo ambientato nel mondo reale sarebbero improponibili. Almeno credo ò_ò
(Tra l'altro il genere fantastico è da un po' di tempo la mia casetta mentale. Bazzico per il noir, mi accampo per i classici, ma prima o poi sento il bisogno di un po' di magia *w*)

Marta Traverso ha detto...

Hai ragione, da un lato il fantasy consente di spaziare oltre i "paletti" della verosimiglianza, cosa che in altri generi letterari è impensabile. Questo rende la costruzione narrativa più facile, per certi versi.

Al tempo stesso, ogni cosa va a priori studiata con maggiore attenzione ai dettagli, proprio per l'assenza di verosimiglianza di cui sopra.

Carolina Duepuntozero ha detto...

Harry Potter, per fortuna, non è il fantasy. E' un racconto incentrato sul viaggio dell'eroe, che include la magia e qualche mostriciattolo qua e là. Il fantasy si trova in altri libri, ben più "corposi" di questo. Non lo apprezzo molto, come si è capito e non sono mai riuscita a vedere i film del maghetto fino in fondo. Diciamo che fatico ad arrivare alla prima mezz'ora del primo film. E già ti dico molto...
Per il resto... piacere di incontrarti ancora e tanti auguri di Buon Natale!

Marta Traverso ha detto...

@Carolina: anzitutto ciao e auguri :)

Concordo abbastanza con te, il successo di HP probabilmente è stato proprio unire elementi fantasy a una storia tutto sommato ordinaria.

L'unico altro fantasy che ho letto - se lo si può definire tale - è "Lo hobbit" di Tolkien e mi sono ahimé molto annoiata...