domenica 26 febbraio 2012

Officina letteraria #4 e binomio fantastico


"Una storia può nascere solo da un binomio fantastico. (...) Occorre una certa distanza tra le due parole, che l’una sia sufficientemente estranea all’altra, il loro accostamento discretamente insolito, perché l'immaginazione sia costretta a  mettersi in moto per istituire tra loro una parentela, per costruire un insieme (fantastico) in cui i due elementi possano convivere. (...) Nel binomio fantastico le parole non sono prese nel loro significato quotidiano, ma liberate dalle catene verbali di cui fanno parte quotidianamente. Esse sono estraniate, spaesate, gettate l’una contro l’altra in un cielo mai visto prima. Allora si trovano nelle condizioni migliori per  generare un storia". (Gianni Rodari)


Tempo – selciato
Maura non ha una meta, ha solo la sua valigia. Si siede a gambe incrociate sul selciato, al bordo di una vecchia strada di campagna. Si mette quel ridicolo berretto verde trovato chissà dove per ripararsi la testa dal sole. Sta seduta e ascolta il tempo che passa. Prima o poi una macchina passerà di lì e la prenderà con sé.

Treno – torcia
Siamo in classe da ore, intrappolati dal blackout, illuminati solo da una torcia. La maestra ci distrae parlando di quel vecchio film muto in cui il treno corre in direzione della telecamera e sembra voler scavalcare lo schermo. Ci racconta che la gente è scappata terrorizzata dal cinema, in un pomeriggio di tanti anni fa.

Treno – carrozzeria
Sono qui da mezz'ora e nell'ordine ho già: litigato con il titolare della carrozzeria, litigato con il mio capo perché non arriverò in tempo alla riunione, litigato con mia moglie che mi ha ribadito che sono il solito cretino. Ora capisco perché così tanta gente va al lavoro in treno.

Sole – coperta
Non ho mai capito che gusto c'è nel fare i picnic: mangiare panini sotto il sole su una coperta che di lì a poco si riempirà di briciole e diventerà un allevamento di formiche. Mamma, solo per questa volta possiamo andare in pizzeria?

Treno – trenette
Il menù del vagone ristorante del treno offre trenette al pesto e cosce di pollo. Al tavolo accanto al mio c'è una bellissima ragazza dai capelli rossi. “Senza patate e fagiolini non è la stessa cosa”, le dico per attaccare bottone. “I fagiolini mi fanno schifo”, replica lei prima di alzarsi e andare via.

(qui le puntate precedenti di Officina letteraria...)

2 commenti:

mariangela ha detto...

La tua fantasia siè scatenata e dal nulla tra due parole sono nati brevi incipit che fanno venir voglia di scrivere....
mari

Marta Traverso ha detto...

Grazie Mari, preziosa come sempre :-)