lunedì 16 aprile 2012

Diaz

Ci sono film che non sono soltanto film. Sono piuttosto espressioni del nostro dovere civico, segni che distinguono gli esseri umani dalle bestie. Film come Diaz andrebbero proiettati nelle scuole, nelle piazze, nelle chiese. La visione di film come Diaz dovrebbe essere imposta per legge. Soprattutto a noi genovesi, a chi di noi in quei giorni ha preso ferie o si è barricato in casa foderandosi gli occhi con fette di prosciutto per non vedere cosa c'era là fuori.

Io avevo 15 anni. Ero a Santa Margherita Ligure con la mia famiglia. Ero in spiaggia, quando una signora di un ombrellone vicino ha ricevuto una telefonata dal marito che le ha detto che era morto un ragazzo. Ero nella casa delle vacanze, quando al telegiornale dicevano che i black bloc erano dappertutto e la polizia non poteva fare altro che tenerli a freno, loro e le armi, loro e le bottiglie Molotov. Berlusconi era stato eletto da poco, le trasmissioni di Luttazzi che mi facevano ridere non si vedevano più in tv, le torri gemelle erano ancora al loro posto.

Sono passati quasi undici anni. Vedendo Diaz sono inorridita a pensare che certe cose siano potute accadere in questo secolo. Quelle due ore al cinema, ieri pomeriggio, sono state un martellamento di pensieri. Ho scelto però di non pensare al fatto che i reati saranno molto probabilmente prescritti, ho scelto di non pensare al fatto che ci sono e sempre ci saranno persone che vanno ai cortei di tutto il mondo per praticare la violenza gratuita, ho scelto di non pensare al fatto che molte cose del mondo si riducono alla contrapposizione buoni / cattivi, amici / nemici. Ho scelto di non pensare al fatto che un uomo che fa violenza a un altro uomo è un atto che non può essere mai giustificato, mai. Ho scelto anche di non pensare a chi era là ed è sopravvissuto.

No, io ho scelto un pensiero impopolare. Ho pensato a tutti quei poliziotti che quella notte sono entrati nella Diaz e hanno fatto quello che hanno fatto. Mi chiedo se si sono resi conto che sono stati presi in giro. Che non c'erano pericolosi anarcoinsurrezionalisti, non c'erano armi, non c'erano cellule terroristiche. Mi chiedo se la notte seguente alla Diaz, e tutte le altre notti seguenti fino a oggi, sono riusciti a dormire. Mi chiedo cos'hanno provato la prima volta che si sono guardati allo specchio. Mi chiedo cosa provano oggi, quando si guardano allo specchio. Mi chiedo se in questi giorni, camminando per le strade delle loro città, sono passati davanti a un qualche cinema con la locandina di Diaz. Mi chiedo se qualche loro parente, amico o conoscente abbia visto il film e si sia vergognato di essere suo parente, amico o conoscente. Mi chiedo se da allora tutti quei poliziotti non si siano vergognati almeno una volta di essere uomini, di essere donne.

Io al posto loro mi vergognerei.

Don't clean up this blood.




4 commenti:

LaLeggivendola ha detto...

E' quello che spesso mi chiedo anch'io, cosa provino adesso quei poliziotti. Come facciano ad avere ancora rispetto per sé stessi, se mai l'hanno avuto... Ieri sera su Rai3 davano delle interviste degli stranieri alla Diaz. Una ragazza tedesca cui avevano rotto le costole fino a perforarle un polmone, un ragazzo che sembrava uno zombie, gente che ancora a distanza di tutti questi anni tremava a ricordarlo...
So che non riuscirò ad andare a vedere il film. Non ce la faccio. Sono una vigliacca e certe 'cose' non riesco neanche a immaginarle, figuriamoci guardarle su uno schermo cinematografico.
Non so. Avevo undici-dodici anni all'epoca e ricordo che ascoltando i TG da casa ero sconvolta. Mi chiedevo come fosse possibile nel MIO paese una cosa del genere. Ieri ne parlavo con mia madre e ci stavamo rammaricando dell'arrivo in ritardo dei videofonini collegati a Internet. Anche se forse non sarebbe cambiato nulla. Qual era lo scopo? Intimorire? Non lo so. Ancora non riesco ad arrivarci.
Scusa il papiro.

Marta Traverso ha detto...

Nessuna scusa per il tuo "papiro", anzi. Io ho voluto vedere questo film anche se sapevo che mi avrebbe scioccata, tanto più che molti di quei ragazzi avevano l'età che io ho oggi o anche meno, tanto più che si è svolto tutto nella mia città.

TestadiC ha detto...

Condivido il tuo pensiero.
Il film voglio vederlo, devo vederlo. Mi farà impressione e soprattutto rabbia, ma conoscere le cose e parlarne è l'unico modo che abbiamo perchè non succedano più.
Per questo grazie del tuo post.

Marta Traverso ha detto...

Grazie a te, se vedrai il film ripassa di qui, mi farebbe piacere conoscere le tue impressioni.
Marta